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La Scuola Rinnovata Nel cuore di Milano, in mezzo a palazzi, strade trafficate, ponti e ferrovie, stadi e fiere, ecco che appare la figura “fuori tempo” di una costruzione bassa, in mattoncini rossi, quasi un college inglese. Eppure è una scuola elementare, e statale... Ad entrarci si ha, effettivamente, l’impressione che il tempo qui si sia fermato e ci si domanda se le fotografie in bianco e nero che decorano gli ampi corridoi della scuola non siano state scattate da poco tempo. Poi si vedono i bambini con i game boy, gli zaini con i roller, i computer nelle classi e si realizza che anche qui il presente è presente, il progresso c’è, esiste. Ma si capisce immediatamente che c’è qualcosa nell’aria che non se n’è mai andato: l’IDEA. L’idea che una signora ebbe agli inizi del secolo scorso, un’idea talmente all’avanguardia e innovativa che ancora oggi, nel 2004, la si percepisce fortemente come attuale. L’immortalità di tale idea la si deve ad una sola caratteristica: la semplicità. Senza andare troppo lontano, senza cercare metodi supportati da chissà quali mode psico-pedagogiche, Giuseppina ha solo dato ai bambini ciò che avevano già: campi, animali, laboratori. I fanciulli hanno continuato a respirare, all’interno dell’edificio scolastico, la stessa aria familiare che respiravano in casa, o nei campi, quando andavano ad aiutare i padri, o nelle officine. Senza quasi accorgersene, però, acquisivano nuove conoscenze, nuove abilità, le stesse che li avrebbero aiutati ad affrontare il mondo con una nuova forza, con una nuova energia. Qui alla "Rinnovata" non c’erano libri, parole e nozionismo ma occasioni, soprattutto occasioni di FARE e sperimentare cose che in nessun altro caso bambini come loro avrebbero mai potuto provare. Le gite fuori porta, in montagna, al lago, al mare, quanti di loro se le potevano permettere? Si poteva imparare a leggere e a scrivere, a descrivere e a contare, ad esprimersi e a classificare coltivando i campi, accudendo agli animali, intagliando il legno e decorando la ceramica…chi mai l’avrebbe detto? Imparare una seconda lingua, poi, per poter parlare anche con i bambini di altri paesi (visto che era possibile fare viaggi anche fuori dall’Italia), questa sì che era un’occasione! E per lenire ed allievare le fatiche che provenivano dall’usare, divertendosi, vanga e pennello….ecco che una bella nuotata veniva loro in soccorso. Era o non era un’occasione rara, per bambini di quei tempi, avere a disposizione gratuitamente una vasca di piscina in cui sfogare le proprie energie e nella quale temprare e rinforzare lo spirito ed il corpo? Se poi aggiungiamo anche la splendida occasione che avevano gli scolari di cantare e suonare, per esprimere attraverso la musica la perfetta armonia che in questo luogo si raggiungeva, il quadro è completo! Questa era l’idea, questa la scuola pensata e realizzata da Giuseppina Pizzigoni, una scuola in cui le pareti, le aule ed i bei mattoncini a vista non erano una forma, un contenitore, ma vivevano essi stessi e si ponevano non solo come luogo in cui apprendere, ma come mezzi, strumenti di apprendimento: gli orti, i laboratori, i cortili, il boschetto, la serra, la piscina e poi fuori….il mondo. Ogni OCCASIONE doveva essere sfruttata e fatta vivere intensamente ed attivamente dal bambino. E così fu. L'Opera Pizzigoni L'Opera Pizzigoni nacque come Associazione con R.D. n°1116 del 25 ottobre e divenne Ente Morale nel 1933. Suo fine è diffondere il Metodo e il programma di Giuseppina Pizzigoni, di promuovere ogni anno il funzionamento di un Corso Speciale per i maestri, secondo il Metodo Pizzigoni e di coadiuvare la Direzione della Scuola Rinnovata di Milano, presso la quale ha sede (via Castellino da Castello 10 - 20155 Milano). L'Opera Pizzigoni ha recentemente intrapreso il riordino dell'Archivio (eccezionale per completezza e qualità, sotto la guida della Sovrintendenza per i Beni Archivistici della Lombardia), e, seppur in un periodo di grandi cambiamenti nella scuola, sta tessendo una serie di intese con l'Ufficio Scolastico della Lombardia, l'Università Cattolica e l'Università Statale-Bicocca, al fine di ottenere una nuova formulazione dei Corsi di Differenziazione Didattica secondo il Metodo Pizzigoni, interrotti nel 1992. L'anno passato si è costituito, al di là delle persone 'istituzionalmente' impegnate nel Direttivo, un gruppo di lavoro 'allargato' e 'aperto' (una trentina di persone tra insegnanti e genitori). Il direttivo
Nelle elezioni svoltesi a Milano, presso la scuola Rinnovata, il 29 e 30 maggio 2004, sono risultati membri eletti nel Consiglio Direttivo per il quinquennio 2004/2008:
Revisori dei Conti: E’ stata inviata agli organi competenti, Comune di Milano e MIUR, la richiesta della designazione dei loro rappresentanti legali in seno al Direttivo. E' anche stata inoltrata la richiesta di ratifica della nomina, emersa nella riunione di insediamento del nuovo Direttivo, a giugno, di Flavia Maddalena, quale Presidente dell’Opera Pizzigoni.
Giuseppina Pizzigoni Giuseppina Pizzigoni nacque a Milano il 23 marzo 1870.
L'edificio appena sorto, nel 1927, senza tutti gli alberi che oggi l'adornano. Nello stesso momento in cui Giuseppina Pizzigoni varcava la soglia della scuola elementare, in Italia entrava in vigore la legge Coppino (1877) che tentava di attuare la nuova politica scolastica della Sinistra salita al potere l'anno precedente. La scuola elementare diveniva triennale e si definivano le condizioni dell'obbligo scolastico, considerato un obiettivo prioritario per la nascente nazione. Di fatto l'inadempienza dell'obbligo scolastico dipendeva più dalla miseria che dall'incuria e dall'ignoranza dei genitori. Nel 1888, mentre Giuseppina Pizzigoni conseguiva il diploma di maestra, entravano in vigore i Programmi di Gabelli, di netta impronta positivista. La lezione delle cose, l'osservazione della realtà, il lavoro manuale intendevano dare all'esperienza educativa quella concretezza che fino a quel momento era mancata. Occorreva, inoltre, affrontare la questione della modernizzazione, legata al processo di industrializzazione. La pedagogia positivista affermava l'esigenza di un rigore scientifico che definisse concretamente il proprio metodo e l'oggetto del suo sapere. L'osservazione, la raccolta dei dati, la formulazione di ipotesi o di progetti d'azione, la verifica dei risultati diventavano i punti più salienti di questo nuovo percorso. Sul piano pratico la scuola incontrava problemi, di difficilissima soluzione, legati all'edilizia scolastica, alla formazione degli insegnanti, all'assistenza... L'istruzione elementare era delegata ai Comuni, ai quali spettava la creazione e la manutenzione delle scuole, nonché la nomina e la retribuzione degli insegnanti. Grazie alla legge Orlando del 1904, l'obbligo scolastico fu elevato da tre a sei anni. I Nuovi Programmi, Oristano, vennero approntati nel 1905, ma in questi il ritorno alle istruzioni precettistiche e il diffuso enciclopedismo stimolarono la reazione di quanti anelavano a riforme radicali. Questo in Italia, mentre in America e nel nord Europa si moltiplicavano le esperienze delle "scuole attive". Milano allora... La "Rinnovata" sorse in una Milano animata da quel fervore industrioso e industriale, che la rendeva traino dell’economia italiana ed esempio di quel pragmatismo lombardo caro al Cattaneo.
Il dentista nella sala medica della Rinnovata. "Scopo il vero, tempio la natura, metodo l’esperienza" Giuseppina Pizzigoni era in prima linea tra coloro che sentivano l'esigenza prioritaria di un cambiamento all'interno del sistema scolastico. Era mancata quella che Lei chiamava la "riforma intima", cioè la rifondazione del metodo dell'insegnamento. Il metodo che si continuava a sostenere era "eternamente quello: metodo verbale, esercitazioni mnemoniche spinte alla sazietà". Il precettismo verbale era imperante e la scuola si presentava come il luogo di trasmissione passiva del sapere nozionistico e delle norme morali. Occorreva passare alle cose vere e reali: "mai più le parole senza le cose, mai più le parole e le cose senza le azioni". I motivi basilari per i quali la Pizzigoni riteneva necessario ed imprescindibile di dover fondare una scuola sperimentale sono riassumibili in poche righe e mantengono, nonostante il tempo trascorso, una valenza di sorprendente attualità. 1- combattere il verbalismo scolastico, 2- concepire come basilare nel percorso educativo l'attività fattiva dei bambini, 3 - mantenere una grande attenzione verso la personalità dei singoli alunni, senza per questo tralasciare il valore della collettività, 4 - educare il bambino nella sua globalità, senza dimenticare le sue esigenze psico-fisiche. Il commissario prefettizio concesse un terreno nella località chiamata Ghisolfa, sulla strada della Bovisa e l'utilizzo di un padiglione Docker.
L'attuale costruzione è stata inaugurata il 30 ottobre 1927, ma la sua fondatrice aveva iniziato ad annotare fin dal 1914 tutte le idee necessarie all'attuazione di questo progetto e le aveva poi affidate all'ingegnere Emilio Valverti che, seguendo le sue precise indicazioni, aveva tracciato la pianta dell'edificio, un eccezionale esempio di architettura finalizzata alla pedagogia. "Intendo innanzitutto un caseggiato molto semplice, che di per se nelle sue linee architettoniche, nel suo arredamento valga a dare della casa dello studio un concetto serio e sereno, valga a facilitare ogni dovere scolastico e ad educare il senso estetico.
...educare il senso estetico...(scorcio del refettorio prima delle distruzioni belliche). Il caseggiato deve essere provvisto di spogliato, di palestra ben arredata, di porticato aperto e con pavimento battuto per le marce, di aule capaci, allietate da ampie finestre e porte dalla quali la luce entri a torrenti e i ragazzi possano uscire con frequenza e con sveltezza, di cucina ben arredata, di refettorio, di docce e di servizi sanitari decenti. Dal 1927 ad oggi non ci sono stati molti cambiamenti nella struttura dell'edificio: le uniche modifiche, risalenti agli anni '60, sono state la costruzione di un nuovo padiglione per la piscina con una piccola palestra per la ginnastica prenatatoria e la nuova cucina portata dal seminterrato al piano terra, collegata con il refettorio. Per il resto sono rimaste identiche molte cose: la forma dei tetti a falde inclinate, le tegole marsigliesi e la struttura in legno ben visibile ancora nel sottotetto. Anche il sistema di muratura in mattoni pieni lasciati a vista legati da malta è rimasto intatto. E se si osservano i serramenti esterni ed interni, i balconcini in ferro battuto decorato, si coglie ancora l'atmosfera di un'epoca passata. La scuola era stata concepita per funzionare con 18 classi, ognuna con il proprio spogliatoio, con spazi adeguati. Oggi ci sono 25 classi, tantissimi bambini, e gli spogliatoi, per ovviare alla mancanza di spazio, sono diventati laboratori di inglese, refettori. Ma è soprattutto nell'area verde, che contraddistingueva la scuola, che si nota il passare del tempo, alberi a parte.
Oggi, qualche segno del tempo nella pavimentazione, ma gli alberi sono cresciuti!
Quante scuole con questi alberi? Quest'ombra? E in piena città... Quei luoghi ci sono ancora, esistono, sono sopravvissuti a guerre, lotte sociali, Riforme scolastiche e mode psico-pedagogiche. Sono sopravvissuti al progresso scientifico e a quello tecnologico, alle nuove costruzioni edilizie ed alle nuove famiglie che vi si sono insediate: non più quelle di Giuseppina e dei suoi bambini, ma famiglie moderne ( con tutte le forze e le nuove debolezze che le caratterizzano) con nuove aspettative, nuove e diverse abitudini. Sì, quei luoghi ancora esistono e sono sopravvissuti a tutto ciò senza opporre alcuna resistenza ma, al contrario, accogliendo le novità come nuove occasioni di apprendimento, perché così avrebbe voluto e fatto Giuseppina. Con un’unica limitazione: ciò che di nuovo entrava all’interno dell’edificio scolastico doveva adeguarsi all’unica cosa che non era mutata negli anni: l’IDEA! Che entrino le penne stilografiche e le BIC al posto del calamaio, che entri il registratore al posto del grammofono, che entri il cd al posto del vecchio vinilico, che entri, con tutti gli onori, il computer nelle classi….che si ricostruisca la piscina, che si sposti la serra, che si imbianchino le pareti, che si sostituiscano le lampadine con il neon, che si piantino nuove varietà di piante, che si allevino animali diversi….l’importante è che non cambi l’idea originale, e cioè che il bambino continui ad imparare facendo, sperimentando personalmente , immergendosi totalmente, anima e corpo, nelle nuove occasioni che la vita, fuori e dentro la scuola, gli offre. Che questo si continui a favorire, nella nostra scuola, è palese ed evidente a chiunque si avvicini, anche per la prima volta, a questa realtà:
S'intravede, dietro, la "casa del fattore" - si notino i bimbi col grembiule:
Pur mantenendo le linee generali volute dalla Pizzigoni, la nuova gestione non preclude l’ingresso di quegli aspetti innovativi che ci giungono dall’esterno: ci sono sempre i campi, la piscina, gli animali, ma, in più, sono stati allestiti, ed altri si allestiranno, nuovi laboratori, proprio per fare in modo che la realtà che il bambino vive all’esterno della scuola, si proietti e prosegua in modo naturale anche all’interno della struttura scolastica, poiché l’alunno non dovrà mai avere una visione distorta e non rispondente al VERO della realtà, non dovrà vivere la scuola come qualcosa di estraneo al proprio vissuto, come un luogo a parte, come un’isola felice o meno. Sarebbe stato anacronistico e controproducente mantenere alcuni laboratori che, all’epoca della Pizzigoni, costituivano lo specchio della realtà sociale del tempo, la finestra sull’esterno, la porta di collegamento tra il “fuori” ed il “dentro”, laboratori che erano attivi allora per fare in modo che qualsiasi esperienza o attività svolta dal bambino fosse VERA e non artefatta: non esistono più, infatti, il laboratorio di falegnameria o di cucito... Ma se ne sono aperti altri, più “moderni”, che corrispondono in maniera più concreta al vissuto dei bambini di oggi. Ecco, quindi, nascere il laboratorio di informatica, o quello di psicomotricità, quello di accoglienza per i bambini stranieri, quello degli audiovisivi... Anche il modo di “insegnare” in alcuni laboratori o aule, che si sono mantenute intatte nel tempo (musica, inglese, agraria e scienze), non è più quello di un tempo, non avrebbe potuto essere così: le nuove conoscenze in questi campi (le nuove tecniche di apprendimento della lingua straniera, i nuovi mezzi di comunicazione multimediali a nostra disposizione, le nuove scoperte in ambito di biotecnologia e biocoltivazione) hanno, in qualche modo, mutato naturalmente il modo di condurre tali attività.
Una foto simbolica e beneaugurante...
L’insegnante che entra in questa scuola non è un’insegnante come tutte le altre, perché, oltre a tutte le caratteristiche e le abilità che le si richiedono nel resto delle scuole italiane, qui deve avere una “dote” in più, la stessa che aveva Giuseppina: deve essere in grado di accompagnare il bambino attraverso le varie esperienze, deve essere capace ella stessa di viverle ed affrontarle e, assieme ai propri alunni, deve saper tradurre quelle esperienze, quelle occasioni di vita vissuta, in sapere, in conoscenza. Più che un’insegnante deve essere una lente d’ingrandimento che il bambino utilizza per focalizzare le fasi di ciascuna esperienza, per ingrandire i particolari, per vederne tutti gli aspetti, per esprimere, dopo l’osservazione, il proprio parere, le proprie teorie, le proprie idee. In quest’ottica il bambino è l’attore principale, costruttore attivo ed effettivo del proprio sapere. In quest’ottica il temine TUTOR (in latino, naturalmente...) è proprio, poiché l’insegnante, in "Rinnovata", è realmente “tutore”, accompagnatore, catalizzatore del sapere in quanto filtro tra il vissuto, attraverso l’esperienza, ed il percepito, tra la realtà ed il bambino, tra la società e la scuola, tra il sapere e il conosciuto, tra le varie abilità acquisite e quelle da raggiungere. E domani? Il futuro, com'è noto, sta nelle radici oltre che nel grembo degli dei, ma nel presente della "Rinnovata" c’è ancora l'insegnante "pizzigoniano" che abbiamo descritto, c’è ancora questo modo di insegnare, esiste ancora la straordinaria struttura architettonica che permette tutto ciò, sopravvive l’idea originale, e se tutto ciò continuerà ad esistere, come tutti auspichiamo, sarà possibile vedere ancora a lungo aleggiare nell’aria, correre tra i corridoi della scuola, nelle parole di altri giovani studenti o docenti, oggi più che mai valida, l'IDEA e lo spirito di Giuseppina Pizzigoni, già sopravissuti a tempi assai difficili, come sono difficili questi...
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